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Ultima modifica: 19 luglio 2017

Un saluto ai luoghi e alle persone amiche dell’IC di Merate

Pubblicati dall’USR Lombardia i trasferimenti dei dirigenti scolastici

Care amiche e cari amici dell’IC Merate,

oggi l’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia ha pubblicato gli esiti della mobilità dei dirigenti scolastici.
Sono stato assegnato all’IC Copernico di Corsico, una delle tre sedi che avevo indicato a giugno, quando ho presentato domanda per il trasferimento in una scuola della provincia di Milano.

Nel segno della trasparenza, che ha orientato il mio modo di concepire le relazioni in questi anni di permanenza meratese, desidero informarvi subito di questo fatto, in modo da lasciare il giusto spazio alla parola. Parole e sguardi: gli ingredienti principali di una comunità scolastica che cresce, si rinnova, si sviluppa dando valore ad ogni suo componente, almeno nelle intenzioni.

A voi, cari studenti, il mio pensiero più forte. È stato importante per me vedervi crescere, cercare di capire i vostri bisogni, intercettare i vostri sguardi nel tentativo di ritrovare quella scintilla verso la conoscenza e verso il bisogno di esprimere il meglio di voi stessi. Era bello per me venirvi a trovare nelle classi: una boccata d’aria pulita in giornate a volte contrassegnate dalle urgenze burocratiche. 
Difendetela la nostra scuola, il luogo migliore per imparare le regole della convivenza e per misurarsi con la diversità e con l’inevitabilità dell’errore, per poi ritrovare la forza per capire dove si è sbagliato. E poi fare giusto. E poi sbagliare ancora, certi di avere con voi un docente o un educatore in grado di indicarvi la strada e di farvi ragionare con la vostra testa.

A voi docenti, che faticavo a chiamare tali, tanto vi sentivo vicini, il mio abbraccio caloroso. All’IC di Merate ho incontrato davvero grandi professionalità, forse uniche, che mi hanno insegnato il valore del rigore e l’importanza della lettura integrale dei bisogni speciali dei nostri studenti. Un cammino verso la diversa normalità, direbbe qualcuno.
Da voi ho imparato che inclusione non vuol dire solo cura della persona svantaggiata. Il concetto di bisogno, certo, parte di lì, ma si estende e si amplifica, abbracciando anche i bisogni di chi, pur non partendo da situazioni sfavorevoli, ha necessità di dare valore alle fatiche e ricevere incoraggiamenti per consolidare le proprie competenze e di chi, a volte senza chiedere nulla, ha talenti da far crescere, in attesa di un percorso scolastico di eccellenza.
La magia della scuola: tendere al successo formativo di ciascuno, indicando la strada più idonea per il prosieguo degli studi, senza privare nessuno della migliore espressione delle proprie potenzialità.
Anche a voi, cari docenti, chiedo di difendere e fare crescere la scuola, e, in particolare, la nostra scuola di Merate, occupando ruoli organizzativi in grado di dividere le fatiche e consolidando percorsi inclusivi, consci del dovere di ciascuno di dare il meglio di sé per costruire ponti di rispetto e collaborazione con tutti.

A voi, personale amministrativo, il mio ringraziamento per avermi insegnato alcuni rudimenti (tanti ne ho ancora da imparare) sui procedimenti amministrativi e sul come orientarmi in una complessità normativa, che da anni aspetta, invano, la doverosa semplificazione per diventare reale servizio, leggero, e quindi sostenibile, per famiglie e studenti.
A voi, collaboratrici e collaboratori scolastici, il mio pensiero riconoscente per il decoro che avete assicurato ai nostri ambienti e la delicata opera di primo accoglimento di alunni e genitori: interfaccia umana e necessaria per instaurare relazioni di fiducia e di serena convivenza. La difesa della scuola passa anche da voi e la restituzione dei questionari di gradimento ci dimostra come l’immagine della nostra scuola si è giovata della vostra sollecitudine e dalla vostra disponibilità nel dare risposte, informazioni, e, quando necessario, conforto e supporto.

Gentili genitori, prima di iniziare questo lavoro, avevo poca esperienza sul come gestire le relazioni con le famiglie. Diversi anni di distacco in ufficio scolastico regionale mi avevano abituato a lavorare sulla comunicazione esterna e sul rapporto con docenti o funzionari.
È stato bello per me conoscervi e apprezzare la vostra disponibilità al dialogo e alla costruzione comune di una comunità scolastica rispettosa dei ruoli di ciascuno. Siete stati davvero preziosi: nel supportare la scuola nell’organizzazione di tanti eventi, nel suggerire soluzioni, nella capacità di lavorare insieme, consiglio d’istituto e comitato genitori, rispettandovi e supportandovi a vicenda.
Sono belli i vostri sguardi, perché li ho visti capaci di ascolto, e di solidarietà.

Un ultimo sentito saluto all’amministrazione comunale, con la quale si sono nel tempo consolidati proficui rapporti di collaborazione, alle associazioni e alle forze sociali e civili di Merate, testimonianza della vivacità del territorio e della sua vocazione ad investire nella scuola, donando tempo, intelligenza e pensiero.

Ora che questi tre anni stanno volgendo al termine, mi restano dentro tante immagini, ricordi e sensazioni. Tempi di emozioni, ma anche tempi di bilanci. Tempi gentili, tempi frenetici, tempi riflessivi.
Da parte mia, anche se ho cercato di fare del mio meglio, non credo di essere stato sempre capace di cogliere tutti i vostri bisogni, care amiche e cari amici del’IC di Merate, e di questo mi scuso.
So per certo, però, che questi luoghi, queste strade, queste piazze; e poi questi sguardi, questi gesti, questi pensieri io li ho amati per davvero e sono entrati dentro di me. Cercherò di farne buon uso nelle nuove strade che percorrerò. Di questo, anche di questo, vi ringrazio di cuore, anche perché con voi ho capito …che il cento c’è.

Alberto Ardizzone

Invece il cento c’è

Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare.

Cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.

Gli dicono
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.

Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Loris Malaguzzi